Trail Orienteering


Progetti innovativi della Provincia di Udine. Per le persone diversamente abili nell’anno 2002. (L.R.41/1996 art.21)
Obiettivo 2002:
Partecipazione ed integrazione sociale dei disabili.

UNA NUOVA DISCIPLINA SPORTIVA PER L’INTEGRAZIONE SOCIALE DEI DISABILI
IL TRAIL-ORIENTEERING

          Alla scoperta di un sentiero comune


Progetto

 Una nuova disciplina sportiva per l’integrazione sociale dei disabili: il trail orienteering.  Alla scoperta di un sentiero comune.

Settembre 2002 - Corso di Formazione

Organizzazione di una giornata strutturata quale lezione laboratorio gestita da un istruttore e tecnici federali per introdurre e far conoscere la disciplina sportiva dell’orientamento e del trail-O.

Una lezione teorica da parte di un istruttore federale ed un laboratorio pratico sul campo con gruppi di lavoro assistiti da tecnici esperti della disciplina. L’istruttore federale supervisiona i risultati finali dell’esperienza e fornisce ai partecipanti chiarimenti e dettagli tecnici.

La  giornata vede la partecipazione di n. 65 iscritti . Tra loro insegnanti delle scuole  elementari, di educazione fisica delle scuole medie e superiori della provincia, insegnanti di discipline umanistiche e scientifiche, insegnanti con specializzazione per l’insegnamento ad alunni in situazione di disabilità, studenti della facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Udine ed operatori di CSRE della provincia.

La lezione teorica si svolge presso l’aula magna della Scuola Media Tiepolo di Udine, che  può fregiarsi del titolo di ”scuola polo per l’orienteering” in collaborazione con la Friuli MTB&Orienteering (una fra le nove in Italia riconosciute dalla Federazione) ed è dunque particolarmente interessata ad un corso di questo tipo.

Il Professor Fulvio Lenarduzzi, tecnico federale, responsabile del settore scuola della Federazione Sport Orienteering in Regione e del trail-o nazionale, illustra gli aspetti innovativi della disciplina e al termine di un escursus storico sulla disciplina dell’orienteering e dell’evoluzione che per questo sport ha rappresentato l’inserimento di una disciplina praticabile anche dai disabili come il Trail-O entra nel vivo della trattazione toccando vari aspetti: quello funzionale, pedagogico, sportivo e  tecnico della disciplina facendo uso di slades e materiale illustrativo fornito ai partecipanti che possono seguire le spiegazioni interagendo e ponendo quesiti al docente.

Al termine della lezione teorica  i partecipanti vengono suddivisi in gruppi composti al massimo da n.10 elementi e si  da inizio alla prova pratica sul campo.

Nel cortile della scuola prima, e al Parco del Cormor successivamente, vengono organizzate delle prove di trail-orienteering con la predisposizione di piazzole di avvistamento e gruppi di lanterne tra le quali è posizionata quella corretta.

Tutti i partecipanti al corso  svolgono la prova che prevede percorsi diversi per ogni gruppo. Al termine della simulazione di gara autdoor i partecipanti sono  riuniti e si svolge la discussione sulla prova, con interessanti interventi  sia sulla scelta del percorso, sulla dislocazione dei punti, sulla  loro segnalazione in cartina.

Tutti  riconoscono la praticabilità dei percorsi da parte di persone diversamente abili e la valenza della disciplina soprattutto se praticata, come previsto, contemporaneamente a concorrenti normodotati che, in questa situazione, non vengono assolutamente favoriti.

 

Settembre 2002 - Convegno

Organizzazione del Convegno:” Una nuova disciplina sportiva per l’integrazione sociale dei disabili: il trail orienteering. Alla Scoperta di un sentiero comune.”

Una giornata di studio e confronto con altre esperienze in campo nazionale ed internazionale miranti a far emergere la caratteristica di questo progetto: il trail-O come sport per tutti. La partecipazione al convegno è gratuita.

Fra i relatori

l’Assessore della Provincia di Udine alle Politiche Sociali,Fabrizio Cigolot,

il Presidente del’a Friuli Mtb & Orienteering responsabile del progetto, Paolo Di Bert;

il Presidente Provinciale del C.O.N.I. prof. Enzo De Antoni;

il Responsabile dell’Ufficio Ed. Fisica e Sportiva del C. S. A. di Udine, prof. Enzo Fattori

la Presidente Regionale della F.I.S.D. Federazione Italiana Sport Disabili,

prof. Marinella Ambrosio

il Presidente dell’Associazione ‘Oltre lo Sport’ dott. Martino Benzoni.

NelI’equipe di specialisti che hanno affrontato le problematiche inerenti alla pratica del trail-orienteering erano presenti:

il responsabile Regionale del Settore Scuola della F.I.S.O.,prof. Fulvio Lenarduzzi

la responsabile Regionale del Settore Trail-O della F.I.S.O., dott. Monica Frappa

 

INTERVENTO PAOLO DI BERT

Rivolgo a nome dell’Associazione Friuli Mtb & Orienteering un saluto a tutti i partecipanti, le autorità ed i relatori a questo convegno sul Trail-Orienteering organizzato in collaborazione con la F.I.S.O. Federazione Italiana Sport Orientamento Comitato del Friuli Venezia Giulia, con il contributo della Provincia di Udine ed il patrocinio del Comune di Udine.

 La prima parte del Convegno sarà l’occasione, attraverso  il contributo di responsabili e di operatori del settore, per fare il punto della situazione sull’integrazione sociale dei disabili  e su come lo sport possa rappresentare  un’occasione possibile per raggiungere tale obiettivo.

Nella seconda parte i tecnici federali della FISO illustreranno gli aspetti tecnici della disciplina del Trail-O e le procedure didattiche da adottare.

Questo convegno sul Trail-O si pone a conclusione delle 5 giornate di un corso di aggiornamento sull’orienteering rivolto ai docenti della provincia di Udine in cui ha già trovato spazio una dimostrazione pratica di questa disciplina nella giornata di ieri e fa parte 

di una proposta presentata all’Assessorato alle Politiche sociali della Provincia di Udine dalla Friuli Mtb & Orienteering nell’ambito dei progetti innovativi per le persone diversamente abili avente per obiettivo la partecipazione ed integrazione sociale dei disabili. 

La disciplina del Trail-orienteering rappresenta una risposta del nostro sport “l’orientamento” verso l’obiettivo dell’integrazione sociale dei soggetti diversamente abili e la proposta della nostra Associazione prevede l’intervento presso alcune società sportive, enti e associazioni che operano con questo tipo di utenza. 

Gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere sono rappresentati:

1  dalla formazione degli operatori del settore dell’ handicap, delle metodiche della disciplina sportiva.

2 da una maggiore incisività nel modo della scuola.

3 da una sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui problemi dell’handicap con informazioni sulle caratteristiche della disciplina del trail-o

4 dall’impegno a diffondere esperienze che permettano una maggiore partecipazione dei disabili alla vita sociale e sportiva

5 dal far conoscere e sperimentare agli utenti disabili le caratteristiche della disciplina del trail-o

6 dal diffondere l’inserimento di questa disciplina in manifestazioni orientistiche che prevedano il loro svolgimento in Regione al fine di permettere ad un maggior numero di persone di praticare questa nuova disciplina sportiva come soddisfacimento di una propria esigenza di divertimento e socializzazione. 

Gli interventi presso le Associazioni ed Enti interessati saranno mirati a proporre la conoscenza e la diffusione della pratica sportiva del Trail-O su tre diversi livelli:

il primo livello con attività semplici e graduate per la conoscenza del proprio ambiente;

il secondo livello con attività per trasferire le conoscenze dall’ambiente vicino a quello più lontano;

il terzo livello con attività per trasferire le competenze acquisite dai disabili sul “terreno di gara”.

Il Trail-Orienteering, seppure molto praticato  nel Nord-Europa, tanto che ogni manifestazione di orientamento prevede anche questa disciplina, a cui possono partecipare disabili e normodotati, dev’essere ancora conosciuta e sviluppata nel nostro paese. 

Pur avendo avuto i primi riscontri positivi nel mondo scolastico, quello che nel nostro paese manca è un rapporto diretto fra le società della federazione e le associazioni per  la diffusione della  disciplina per cui questo progetto si pone come un’esperienza pilota in Italia.

Estratto Interventi dei Proff. Fulvio Lenarduzzi  e Monica Frappa

 IL TRAIL–ORIENTEERING

Che cos’è

Il TRAIL–O, definito come orienteering multiscelta con controlli falsi, nasce in Svezia come versione sperimentale di orienteering. Le caratteristiche principali di questa disciplina sono tre:

q       nel punto di controllo non c’è un’unica lanterna ma un gruppetto di lanterne. La lanterna corretta rimane quella posizionata al centro del cerchio disegnato sulla cartina, e il concorrente dovrà sceglierla e indicarla sul cartellino testimone

q       il tempo impiegato per portare a termine la gara è completamente ininfluente ai fini della classifica[1]. Questa viene invece determinata in base a un punteggio che dipende da quante lanterne corrette l’atleta ha indicato sul cartellino testimone. Pertanto, i concorrenti non vengono squalificati per una punzonatura scorretta, come avviene per le altre discipline dell’orienteering, ma solo penalizzati nel punteggio finale

q       dal momento che la capacità di orientamento viene determinata dalla scelta della lanterna, viene meno la scelta di percorso. Di conseguenza, la strada tra due punti di controllo rimane generalmente su un sentiero, il cui termine anglosassone è trail.

Il TRAIL – O non implica capacità di corsa (a piedi, in bici, sugli sci) tra i punti di controllo, ma presuppone comunque una notevole capacità di orientarsi; le lanterne del gruppetto sono infatti molto ravvicinate e solo una fine lettura della cartina porta a individuare quella corretta. Per tale motivo può essere disciplina orientistica aperta a tutti. Nel TRAIL–O gareggiano assieme uomini e donne, giovani e anziani, normodotati e disabili, non esistendo agevolazione alcuna nell’avere maggiori capacità fisiche, ma contando esclusivamente la precisione nella scelta della lanterna[2]. E’ proprio il fatto che il disabile, qualunque sia la sua tipologia di handicap, è in grado di gareggiare ad armi pari con il normodotato, a rendere il TRAIL–O disciplina sportiva unica nel suo genere nel panorama degli sport mondiali.

La competizione di TRAIL–O

La partenza. Le gare di TRAIL–O non vengono in genere organizzate da sole, essendo solitamente abbinate a quelle di FOOT–O. Pertanto, la partenza di una gara di TRAIL–O avviene contemporaneamente a quella delle varie categorie del FOOT–O e, se possibile, anche nel medesimo posto.

Rimangono valide molte delle caratteristiche della gara di FOOT–O: prima della partenza, se la categoria lo prevede,  all’atleta viene consegnata la descrizione punti; le partenze dei concorrenti si succedono in modo scaglionato; solo alla partenza ciascuno riceve la cartina sulla quale è indicato il percorso che dovrà seguire.

Le prime significative differenze con la gara di FOOT–O sono rappresentate dalla diversa struttura del cartellino testimone e dal fatto che, prima della partenza, oltre al cartellino testimone e alla descrizione punti, viene consegnato al concorrente anche il punzone personale, nel caso in cui questo non sia fissato alla piazzola di sosta.

Rispetto al cartellino testimone per il FOOT–O, quello per il TRAIL–O presenta delle caselle opzione per ogni punto di controllo, perché il gruppetto di lanterne può essere costituito da due a cinque lanterne, e il concorrente dovrà punzonare la casella indicante la lanterna corretta, quella cioè che corrisponde, oltre che al centro del cerchio della cartina, anche alla descrizione punti. E’ importante rilevare che l’indicazione lanterna A, B, C, D ed E, che compare sul cartellino, non è un’indicazione presente fisicamente sulle lanterne. Infatti, per convenzione, la lanterna A è quella che si trova più a sinistra. Poi, procedendo verso destra, viene la B, la C e così via.

Circa il punzone personale, vale l’osservazione che, a differenza di quanto accade per il FOOT–O, alla fine non si avrà sul cartellino testimone una successione di impronte diverse al variare dei punti di controllo, bensì una successione di caselle opzione diverse con la medesima impronta. A determinare la vittoria non sarà dunque la corretta sequenza delle impronte, bensì la corretta sequenza delle caselle opzione punzonate.

La gara. Anche per il TRAIL–O i punti di controllo vanno visitati nell’ordine prestabilito, ma senza la necessità di doversi affrettare per raggiungere il traguardo dal momento che, come si è visto, il tempo non conta nella determinazione della classifica.

In prossimità del punto di controllo, l’atleta si ferma in una piazzola di sosta ben evidente, dalla quale è in grado di vedere tutte le lanterne del gruppetto, così che può scegliere quella corretta. La piazzola ha dunque la funzione di mostrare da un preciso punto di vista il gruppetto di lanterne in modo che non esistano diverse interpretazioni circa quale sia la lanterna A, quale la B e via dicendo: per questo motivo la piazzola viene chiamata viewing point. Risulta utile precisare che, poiché la sigla indicata nella descrizione punti non può essere più associata alla lanterna, questa viene assegnata al viewing point.

Una volta che il concorrente ha deciso quale sia la lanterna corretta, punzonerà sul cartellino testimone la casella opzione corrispondente.

E’ nel viewing point che si esercita la capacità prima dell’orienteering, quella di orientarsi. Infatti, la scelta della lanterna corretta avverrà solo dopo un’attenta analisi del territorio circostante in relazione alle informazioni ricavabili della cartina. Due esemplificazioni di quella che può essere una scelta di lanterna dal viewing point sono state riportate nelle figure che seguono.

Crono-piazzole. Si è detto preliminarmente che nel TRAIL–O la componente tempo non ha rilevanza. Se nelle altre discipline dell’orienteering è il tempo che stabilisce l’ordine d’arrivo, nel TRAIL–O questo viene stabilito da quante lanterne corrette un concorrente ha indicato sul cartellino testimone. Pertanto, l’unico tempo con il quale l’atleta dovrebbe avere a che fare in una gara di TRAIL–O è quello limite per il completamento della gara: se va oltre il tempo limite, gli verrà attribuita una penalità.

Ci si è accorti presto, tuttavia, che in molte gare di TRAIL–O più atleti ottenevano il punteggio massimo, venendo tutti dichiarati vincitori ex-aequo. Per porre rimedio a questa situazione, ossia per avere un vincitore unico, si è deciso di ricorrere al cronometro. Chiaramente questo ricorso è stato fatto nello spirito del TRAIL–O, e quindi ha finito per non interessarsi tanto agli spostamenti tra i punti di controllo, quanto alla scelta della lanterna.

Nelle gare di TRAIL–O, quindi, è possibile imbattersi nelle crono-piazzole, delle vere e proprie tappe a tempo all’interno del percorso. In queste piazzole il concorrente viene aiutato da un primo giudice a disporsi correttamente per la scelta della lanterna. Poi, il giudice consegna all’atleta una nuova cartina già orientata e indicante solo quel punto di controllo con la relativa descrizione del punto. E’ in quel momento che un secondo giudice fa partire il cronometro, che viene stoppato quando il concorrente comunica verbalmente quale ritiene essere la lanterna corretta. Sia il tempo per dare la risposta che la risposta vengono segnati sul cartellino testimone dal cronometrista. La risposta deve essere data da 1 a 2 minuti in base alla categoria, altrimenti risulta omessa. Se è vero che nel punteggio una risposta omessa corrisponde a una risposta errata, nel tempo registrato sul cartellino testimone questa equivalenza viene meno. Ciò accade, come è possibile osservare nella tabella sottostante, in quanto a ogni risposta errata (e la risposta omessa è una risposta errata) viene attribuito 1 minuto di penalità. Quindi ogni risposta sbagliata avrà lo stesso punteggio di una risposta omessa ma un tempo inferiore.

Per evitare che i concorrenti si avvantaggino prima nella lettura della carta, le crono-piazzole vengono solitamente nascoste, ossia posizionate in modo che siano visibili all’ultimo momento. Sarebbe buona regola posizionarle all’inizio della gara, al fine di risolvere problemi organizzativi come lo spostamento dei giudici e, soprattutto, l’utilizzo di più cartine perché, solo una volta che è stata completata la scelta di lanterna in queste piazzole, verrà rilasciata al concorrente la cartina con il percorso rimanente. Viceversa, non è consigliabile che le crono-piazzole vengano posizionate alla fine della gara, altrimenti risulta vanificato il tentativo di nasconderle dal momento che l’atleta inizia ad intuire dove sono state collocate.

Può inoltre capitare che, in una crono-piazzola, il concorrente debba mettersi in coda ad altri prima di effettuare la sua scelta di lanterna. Dal momento che questa attesa può essere vantaggiosa per chi aspetta, perché può venire a conoscenza della risposta del concorrente che lo precede, l’atleta si deve mettere in coda a debita distanza. Il tempo di attesa può essere cronometrato ed eventualmente decrementare il tempo totale di gara.

L’arrivo. Si è detto che i concorrenti devono completare il percorso entro un tempo limite. Se ciò non accade viene attribuito loro un punto di penalità per i primi 5 minuti di ritardo, due punti per i successivi 5, e così via.

All’arrivo l’atleta consegna il cartellino testimone, in modo da permettere ai giudici di determinare la classifica. Questa si ottiene in base al punteggio derivante dal numero di lanterne corrette indicate sul cartellino e, a parità di punteggio, prevale colui che ha impiegato meno tempo per dare le risposte alle crono-piazzole. Nel caso di manifestazioni che prevedono più giornate di gare, invece, il risultato finale si ottiene sommando sia i punteggi che i tempi registrati nelle crono-piazzole di tutte le gare giornaliere.

Gli atleti più esperti hanno sempre due cartellini testimone, l’uno attaccato sull’altro in modo tale da poterli punzonare entrambe. All’arrivo i giudici ritirano uno solo dei due cartellini, mentre l’altro rimane al concorrente, che lo potrà confrontare con quello corretto messo a disposizione dagli organizzatori al termine della gara. 

 

Lo spirito del TRAIL–O

Ci sono alcune particolarità del TRAIL–O che vanno evidenziate per comprenderne lo spirito, che è quello di una disciplina orientistica aperta a tutti, in particolare ai disabili.

q       Il primo aspetto da considerare è la visibilità delle lanterne. Quando si prepara un percorso di TRAIL–O è necessario verificare sempre che le lanterne siano visibili da tutti i concorrenti, anche quelli in carrozzina. Chi è costretto a una carrozzina, infatti, ha un punto di vista che non è quello di chi predispone la gara. Pertanto, nel valutare la disposizione delle lanterne, è conveniente stare seduti invece che in posizione eretta, in modo da poter eliminare tutti quegli elementi che potrebbero essere di intralcio alla visuale dei concorrenti in carrozzina.

q       Un altro aspetto da prendere in considerazione è relativo alla percorribilità del tracciato tra i punti di controllo. I sentieri da scegliere in una gara di TRAIL–O non dovranno essere né troppo sconnessi, né tantomeno troppo ripidi, tali cioè da non recare problemi agli atleti in carrozzina. I sentieri che non sono agibili alle carrozzine, ma anche le strade che si ritengono possano essere pericolose allo svolgimento della gara, vanno puntigliosamente sbarrati sul terreno e indicati in cartina.

q       Grande attenzione deve essere posta nella disposizione del gruppetto di lanterne e nella realizzazione della descrizione punti. Uno dei grossi rischi che si corre nell’allestimento di una gara di TRAIL–O è quello di creare delle situazioni di ambiguità nella scelta della lanterna. Per evitare ambiguità, nei percorsi più facili, si è visto che le lanterne false vengono messe in punti differenti e distanti da quella corretta. Nei percorsi più difficili, invece, laddove le lanterne false sono collocate spesso in punti simili e vicini, divengono importanti tanto il cerchio in cartina quanto la descrizione punti, che dovranno essere compilati il più correttamente possibile.

q       Le distanze da un punto di controllo all’altro dovrebbero essere più o meno equivalenti e in linea con il livello di difficoltà della competizione. Resta inteso che il percorso si snoda in base alla vegetazione del territorio, e quindi capita sovente che ci si debba un po’ adattare. Si è già detto che, per le categorie più esperte, è possibile organizzare un tracciato che preveda delle scelte di percorso, seppure queste scelte non influiranno sul risultato finale.

q       Anche se in una gara di TRAIL–O i disabili gareggiano assieme ai normodotati, è buona usanza diversificare, sullo stesso foglio, i risultati degli uni e degli altri.

 

PROGETTO INNOVATIVO TRAIL–

Cenni storici

Parlare di una storia italiana di TRAIL–O è un po’ prematuro, in quanto tale disciplina è stata sperimentata per la prima volta un paio di anni or sono durante un Criterium Nazionale a Fondo, Trento, e poi anche a Udine nell’ambito di una gara di FOOT–O in Centro Storico.

Dall’esito di queste due prove è nata l’idea di verificare la validità della proposta TRAIL–O con i disabili mentali. Questo perché, il TRAIL–O è una disciplina pensata più per l’handicap fisico che per quello mentale. Non è un caso, infatti, se i disabili mentali sono relegati a dover svolgere un percorso molto semplice, spesso con una guida che si sostituisce a loro.

“Alla scoperta di un sentiero comune…”

            L’esperienza maturata all’estero nel TRAIL–O, si è concentrata in modo particolare sui disabili fisici. Se è vero che, la maggior parte dei disabili è di tipo mentale, in questo nuovo sport ne viene esclusa un’ampia fetta. Alla luce di tutto ciò nasce il programma Alla scoperta di un sentiero comune con il trail-orienteering, supportato dalla Provincia di Udine e rivolto a tutti coloro che si occupano della condizione e tutela dei diritti del disabile nella provincia di Udine, in particolare del disabile mentale.

Dal progetto si evince che l’obiettivo finale è il tentativo di far gareggiare il disabile mentale in una gara di TRAIL–O. Il percorso che porterà alla competizione da un lato cercherà di affrontare le difficoltà legate all’handicap nel modo più corretto possibile, dall’altro proverà a costruire un’esperienza utile e concreta in ognuno, in modo unico e singolare, secondo modalità di intervento che risultino compatibili con il grado di disabilità. Tale percorso garantirà anche alla gran parte dei disabili un’attività motoria da cui può derivare una migliore conoscenza del proprio corpo, una corretta concezione dello spazio e del tempo, un miglioramento dell’equilibrio e della coordinazione motoria con un incremento dei rapporti interpersonali e della socializzazione.

(…) A questo punto, entrando nel dettaglio teorico circa le modalità di intervento compatibili alle abilità da sviluppare nel disabile non va dimenticato che: 

q       è vero che al disabile mentale mancano certe abilità. E’ altrettanto vero, però, che molte volte lo stesso educatore non è in grado di cogliere i talenti nascosti presenti nel disabile, che emergono solamente dopo un’attenta osservazione

q       compito primo dell’educatore dovrebbe essere la valorizzazione delle abilità residue con opportune strategie di intervento.

E’ proprio attorno a questi punti che si concentrerà l’intervento. Infatti, la disabilità non è altro che una riduzione del normale range dell’individuo nell’eseguire certe abilità. Il miglioramento di queste abilità, in genere, porta a un ottimale recupero sia funzionale che operativo della persona, nonché a una migliore indipendenza sociale. Quest’ultima induce poi una massima autonomia, mobilità, integrazione, autosufficienza e capacità di giudizio. 

L’intervento progettuale non deve essere inteso come un accanimento educativo nel tentativo di ridurre le disabilità esecutive, bensì come una proposta con elementi di riferimento operativo per poter rendere il disabile capace di conquistare le proprie indipendenze, nel miglioramento della qualità della vita. Il disabile deve essere in grado di esercitare liberamente la propria facoltà di agire sull’ambiente, conservando per quanto possibile l’autonomia nelle proprie decisioni. In particolare:

q       l’autonomia personale legata a scelte che riguardano l’individuo

q       l’autonomia domiciliare connessa a una certa libertà in famiglia

q       l’autonomia strumentale intesa come possibilità di uso di mezzi adeguati alla necessità di vita quotidiana o allo svolgimento di un compito lavorativo o alla relazione interpersonale

q       l’autonomia sociale nell’ambiente di vita quotidiana.

Si cercherà di proporre in questi interventi anche formulette educative, ma solamente nel momento in cui il disabile ne senta veramente il bisogno e necessiti effettivamente di un aiuto. Se l’obiettivo finale della proposta è andare per boschi, si punterà a dare ai ragazzi maggiore coraggio, quindi maggiore fiducia nelle loro possibilità, proprio per poter decidere da soli quale sentiero seguire o quale lanterna esatta punzonare. 

Interventi presso le associazioni

 Organizzazione di interventi presso le Associazioni ed Enti dei disabili aderenti al progetto di conoscenza e diffusione della pratica sportiva del Trail-O.

 Interventi miranti a proporre: 

A) PRIMO LIVELLO 

Attività semplici e graduate per la conoscenza del proprio ambiente.

B) SECONDO LIVELLO

Attività per trasferire le conoscenze dell’ambiente vicino a quello più lontano

C) TERZO LIVELLO 

Attività per trasferire le competenze acquisite dai disabili sul terreno di gara 

L’attività viene suddivisa in tre parti:

q       Prima parte in palestra

q       Seconda parte all’aperto in ambiente circoscritto

q       Terza parte all’aperto in spazio più ampio del precedente.

Durante le lezioni sono inserite, laddove più utili, situazioni di gioco per evitare uno stato di noia. Le lezioni hanno durata di circa  due ore.

            

Obiettivi generali del corso con progressione didattica.

q       Passaggio dalla visione frontale alla visione aerea

q       Trasferimento dalla tridimensionalità alla bidimensionalità

q       orientamento nello spazio

q       spostamenti nello spazio 

q       la bussola e i punti cardinali

q       simbolizzazione

q       il percorso

q       memoria visiva

q       prova di trail orienteering.

            Il lavoro in palestra prevede una attività finalizzata alla conoscenza della mappa con relativa simbologia e al suo orientamento senza l’uso della bussola ma solamente con i punti di riferimento presenti in loco. In seguito si passa attraverso un percorso esplorativo sia mediante l’utilizzo di linee che di piccoli attrezzi dapprima solo posizionati nella realtà e poi anche  disegnati sulla carta. Viene spiegata la riduzione in scala di una mappa per rappresentare su un foglio una più ampia porzione di spazio. Prima di passare alla seconda parte all’aperto vengono svolti esercizi e brevi percorsi del tutto simili ad una gara di corsa orientamento.

            All’aperto, contemporaneamente ad un più dettagliato studio della simbologia si introduce l’utilizzo vero e proprio della bussola e degli oggetti caratterizzanti questo sport (es. lanterna, cartellino testimone, bussola, ecc.). Gli esercizi diventano via via più complessi sia per quanto riguarda la distinzione di e tra oggetti (es. prato e scuola), che per la ricerca delle lanterne. Le esercitazioni vengono eseguite sempre all’interno di una recinzione. Si introducono anche alcuni simboli caratteristici dell’orienteering quali partenza, arrivo, punto di controllo.

             Il terzo livello di questo progetto si concretizza con il passaggio in un parco più ampio dove, dopo apposite lezioni, viene allestita una piccola competizione di corsa orientamento. I ragazzi familiarizzano con la cartina a colori, la simbologia ancor più complessa e la maggiore riduzione in scala.

Alcune foto:

AZIONE 4 FASE C  Organizzazione manifestazioni sportive


Cividale del Friuli 2002 Circuito nazionale Centri Storici

Ud
ine 2002 Meeting Studentesco Città di Udine

 
Udine – Orienteering Day maggio 2003

 

 Nel periodo di tempo che va dal maggio 2002 al settembre 2003 la Friuli Mtb & Orienteering si è impegnata a far conoscere la disciplina del Trail Orienteering nelle scuole con presentazioni ai docenti interessati, ha avuto contatti con le associazioni sportive della provincia sia attraverso l’invio di pubblicazioni che mediante i suoi istruttori  sempre disponibili ad intervenire presso le associazioni che ne facessero richiesta o chiedessero dimostrazioni pratiche della disciplina sul campo. In particolare ha organizzato delle manifestazioni di orienteering all’interno delle quali ha inserito il trail-o invitando tutte le associazioni sportive e federazioni regionali ad avvicinarsi alla disciplina.

Particolare successo hanno avuto le manifestazioni di Cividale del Friuli, circuito nazionale dei Centri Storici nel 2002, con percorso di trail-o appositamente organizzato con percorso che intersecava quello di corsa orienteering, il II° Meeting Studentesco di Orienteering Città di Udine, che ha visto la partecipazione di 1800 studenti in centro storico insieme ai ragazzi disabili che hanno svolto la loro prova con partenza ed arrivo comuni ai loro compagni ma affrontando un percorso di trail-o che teneva conto della presenza delle barriere architettoniche. 


[1] Si vedrà nel proseguo che, con l’introduzione delle crono-piazzole, il tempo non è più completamente ininfluente ai fini della classifica, in quanto diviene il modo per discriminare tra due atleti che completano la gara con il medesimo punteggio.

[2] Questo è il motivo per cui, oltre all’espressione trail orienteering, si usa per questa disciplina anche l’espressione orienteering di precisione.