CAMPIONATI MONDIALI SCI NORDICO 2009

LIBEREC – REPUBBLICA CECA

 

Considerazioni di un testimone – La solitudine del Capo

 

Vengono assegnati al Paese di Lukas Bauer, atteso profeta in patria,  i Campionati Mondiali di Sci Nordico nonostante proprio Liberec abbia ospitato una brutta edizione del premondiale in Coppa del Mondo nella scorsa stagione complice anche la scarsità di neve. Siamo venuti ad assistere agli ultimi scampoli della brillante carriera agonistica del campione olimpico Giorgio Di Centa ma sembra ogni volta di seguire una promessa dalle potenzialità ancora inespresse. Il gruppo al seguito è di soli tre elementi: un numero perfetto anche per la logistica (raramente i taxi imbarcano più di 3 persone)…. oltre a me (Pauli), c’è Andrea (Capo) e Giorgio (Conte). La spedizione aveva avuto un prologo sfortunato per il Capo e il Conte che avevano tentano nel week end precedente di assistere alla gara ‘pursuit’ di Giorgio. Quasi in Cekia avevano dovuto arrenderesi alla neve che ingombrava la sede stradale dopo Regensburg quando la velocità dell’auto, i km da percorrere e l’ora indicavano chiaramente che non avrebbero mai assistito dal vivo alla gara ed erano rientrati a Paluzza. Ma il rammarico era stato ampiamente ricompensato dalla medaglia di Giorgio.

 

La partenza avviene da Venezia con un piccolo aereo da 48 posti – un  pullmann con le ali – delle linee aeree Ceche. La hostess ci ha fatto immaginare una terra di ragazze bellissime ma, una volta atterrati, abbiamo capito che prima dovevamo risolvere il problema dei trasferimenti. Le proposte alternative al taxi (120 km), prevedevano due tratte in bus ed un intermezzo di 30 minuti a piedi. Abbiamo optato per questa seconda più economica scelta riservando il taxi per la partenza e comunque utilizzando questo mezzo per sostituire la ‘passeggiata’ con il trolley. Per fortuna l’alloggio scelto dal Conte è in prossimità del centro storico. Solo una veloce ricognizione nei dintorni per scoprire una vinoteka gestita in modo squisito che oltre a consigliarci alcuni vini locali (che acquistiamo per le necessità personali) ci procura un taxi con cui raggiungiamo l’hotel  scelto dalla Federsci per incontrare Giorgio. Anche qui distanze dilatate e tempi lunghi per gli spostamenti. Troviamo un Giorgio fiducioso  per la gara in staffetta e cordiale come sempre. L’amico-skiman Giancarlo che condivide la camera ne garantisce il buon morale.

 

Venerdì mattina voglio vedere Liberec alle luci dell’alba, la prospettiva migliore per giudicare una città, quando non si è del tutto svegliata e si offre più disponibile agli occhi di un osservatore. Le impressioni, senza vederla, non sono positive. Già il nome ha qualcosa di anonimo realismo socialista ma la Liberec ceca è la Reichenberg teutonica e negli anni Trenta la città, a prevalenza etnica tedesca, divenne il centro della Germania dei Sudeti sotto i nazisti e, dopo il patto di Monaco del 1938, la capitale del Sudetengau, all'interno della Germania nazista. La popolazione tedesca della città fu espulsa nel periodo immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale secondo i decreti Beneš e sostituita con popolazione ceca. La città ha un centro storico facilmente visitabile e palazzi che testimoniano uno sviluppo rapido nel tardo Ottocento, tra cui spiccano il municipio, il teatro e il Severočeské Muzeum. Tutto appare tuttavia grigio ed immobile senza la vivacità che caratterizza le nostre città. Vi sono costruzioni che tramandano un’architettura neoclassica o liberty e sono desolatamente in abbandono, destinate ad un degrado senza fine. L’impressione è che la polvere anche culturale di mezzo secolo di regime abbia compromesso comunque la vita ed il tessuto urbano di questa città. Manutenzione degli immobili, cura dell’arredo urbano, ordinato sviluppo dei giardini pubblici e privati, risultano pressoché assenti. Un vero peccato. La cucina è di tipo continentale (e non servono altri aggettivi), ma è illuminata dalla birra Pilsner o Budweiser che ci ha riscaldato i cuori come i visi perfetti delle belle ragazze ceche.

Terminata la ricognizione insieme al Capo e al Conte, dopo essere passati in vinoteka per recuperare una bottiglia di vino da immolare al podio che tutti aspettavamo, ci siamo recati per tempo allo stadio del fondo di Vesec per assistere alla staffetta. Il severo servizio d’ordine non ci permette di portare il vino all’interno dello stadio, costringendoci a berlo fuori l’ingresso come se non fossimo già sufficientemente in palla grazie alle birre e alle grappe locali. Le piste sono ricavate sulle colline nei dintorni di Liberec. Manca in questo comprensorio il magico fascino del bosco che nasconde gli atleti e il cui annuncio nel campo visivo è segnalato solo dalle urla di incitamento degli spettatori o dai tecnici che suggeriscono i tempi. La pista sembra disegnata per motivi spettacolari e televisivi fino alla salita che determina la selezione a poco più di un km dall’arrivo preceduto dalla famosa discesa dove il russo Legkov ha consegnato con un errore tecnico la medaglia di bronzo nella prova pursuit a Giorgio. Ne più ne meno di quanto accada in ogni gara di sci alpino dove le medaglie si vincono abitualmente sugli errori altrui.

 

Riguardo alla staffetta nel nostro piccolo non condividiamo le scelte del CT Silvio. L’aver posto nelle due frazioni a skating i due più forti atleti a disposizione può creare serie difficoltà nella gestione di gara nel caso il distacco accumulato dai primi due frazionisti in ‘classico’ sia difficilmente colmabile. La realtà della gara ha dimostrato come Pietro e Giorgio provano la rimonta e fanno lo stesso tempo dei leader, superano alcuni avversari, ma erano troppo distanti dai primi tre per poter sperare di andare in zona medaglia. Vedo i passaggi di Giorgio  e ho la conferma sul suo ottimo stato fisico ma anche della scarsa competitività del materiale tecnico utilizzato in gara. I metri guadagnati sui falsipiani in salita vengono recuperati dagli avversari in discesa. Sembra, quella di Giorgio, una fatica di Sisifo ma la forma gli consente di stroncare sul ritmo gli avversari anche con materiali più lenti. Per due volte opera una progressione sulla famosa salita che precede l’arrivo  ed in entrambe le occasioni i suoi diretti avversari debbono alzare bandiera bianca. Addirittura Giorgio prima di scollinare si guarda indietro per vedere quanto male abbia fatto il suo scatto. Da questa staffetta sfortunata (solo quarti) sono emersi segnali importanti sulla convinzione di Giorgio di giocarsi le sue carte nella gara che consacrerà l’uomo dei mondiali di Liberec 2009: la 50 km a TL.

 

Sabato si uniscono a noi altri amici in arrivo da Paluzza: Rita, la moglie di Giorgio, il Vescovo e Massimino. Dovremmo andare a vedere le ragazze impegnate nella 30 Km skating ma il Capo prepara la strategia della giornata: vedremo in Tv il salto della combinata nordica dove è impegnato il bravissimo Alessandro Pittin e poi allo Stadio per tifare dal vivo la parte della combinata dedicata al fondo. Questo programma non riesce ad essere rispettato. Gli amici in viaggio sono vicini e dobbiamo attenderli. Ne approfittiamo per conoscere una trattoria ‘Il Ponte’ che simbolicamente unisce l’Italia e la Repubblica Ceca. Cucina italiana e conduzione ceca dove (ed è l’unico caso che abbiamo incontrato) è vietato fumare. Il titolare che parla benissimo la nostra lingua ci spiega un po’ la città e la decadenza che l’accompagna e come fosse frequentata negli anni passati da italiani per le terme sparse nei dintorni.

Rientriamo in Pensione e aspettiamo gli amici che arrivano. Assistiamo insieme alla splendida prestazione di Alessandro Pittin che concluderà al 6 posto il suo primo mondiale. E’ tempo di fare un giro in centro e cenare. Il Vescovo e Rita si ritirano presto. Rimaniamo a bere birra e fraternizzare con i norvegesi noi tre e Massimino.

 

E’ arrivata domenica, la giornata conclusiva. Il Vescovo alle 8 è già pronto (la gara inizia alle 13) e ci sollecita a prepararci. In taxi raggiungiamo lo stadio del fondo. Iniziamo a fare la seconda colazione a base di birra Budweiser, wurstel ed altre specialità culinarie locali L. Arriva Renzo dalla Val Pesarina insieme alla moglie ed altri amici con un bellissimo palco di alce molto apprezzato da tutti. Disegna sui nostri volti i colori della bandiera italiana e anche di quella russa su due modelle al seguito della rappresentativa di quel paese, alte sui tacchi a spillo. Le ritroveremo più tardi in pista. Arrivano anche Manuela e Fabio per portare il pass a Rita. Abbracci e strette di mano con gli amici ‘furlans’, scambio di battute e previsioni sulla gara che andrà a disputarsi. Poi in un’atmosfera particolare, prima timidamente poi addirittura in fila i norvegesi presenti rendono omaggio alla regina di Lillehammer.     Ancora brindisi e foto di gruppo poi ci separiamo: Fabio, Manu e Rita entrano nel settore stadio. Ognuno di noi prima di entrare allo stadio alle 10.30 ha calmato la sete con tre litri di birra.  In tasca abbiamo i biglietti per il settore ‘pista’ dove non si vedono gli atleti sugli schermi, ci si muove continuamente ma si avvertono meglio le sensazioni che trasmette la gara. Sulla famosa salita ci siamo noi, austriaci, tedeschi e cechi. I norvegesi sono allo stadio e vediamo sventolare le loro bandiere fin dalla nostra postazione. Inizia la gara lunga 50 km. Vediamo il serpentone degli atleti uscire dallo stadio ed affrontare la prima salita. Da noi passeranno dopo oltre 4 chilometri. Giorgio corre coperto nel gruppo ma scuote la testa, sarà il primo atleta a cambiare gli sci. Sarà così per tutta la gara: un gruppo compatto di circa 30 elementi che corre velocissimo incitato lungo il percorso dagli spettatori. Una gara che non riesce a fare selezione se non sull’ultima definitiva salita. Giorgio ha fatto una gara esemplare. Sempre concentrato forse ha saltato un cambio di sci che poteva portarlo a medaglia, ma ha dimostrato anche oggi di essere il migliore degli azzurri insieme a Zorro che ha tentato un allungo nei giri precedenti. Si involano in cinque sull’ultima decisiva salita. Con Giorgio in quinta posizione che non molla i primi ormai scatenati. Northug è il più ispirato ed ha i materiali migliori. Giorgio recupera alla fine una posizione. Peccato,  per la seconda volta ai piedi del podio. C’e’ amarezza per Giorgio ma grande soddisfazione per come si è mosso in gara. Rientriamo al tendone dove i norvegesi stanno celebrando la loro festa. Il Conte ci rappresenta nelle relazioni estere e si lancia nei balli di rito.

Vedo il Capo in disparte che non partecipa alla festa. Il rammarico per l’occasione perduta da Giorgio l’ha reso estraneo e solitario in questa celebrazione finale della Norvegia. E’ una delle immagini più particolari di questa trasferta. Ma dura pochi minuti, o forse vuole solo farlo credere, ci ritroviamo a progettare la trasferta delle prossima gara cui parteciperemo in Svezia e, anche, le prossime olimpiadi del 2010. Il Conte, beato lui, continua a farci fare bella figura con le ragazze ceche sulla pista da ballo.

Ci accordiamo con il taxi che ci riporta in pensione per il passaggio da Liberec al’’aereoporto di Praga del giorno dopo. Il volo pare alle 9,00. L’appuntamento è per le cinque del mattino. Facciamo un ultimo giro in città, nella piazza principale, ribattezzata Medal Platz per l’occasione in quanto venivano consegnati gli allori ai vincitori nella cerimonia serale, stanno già smobilitando. Le vie appaiono deserte e anche nel ristorante caratteristico dove la sera precedente abbiamo stentato a trovare un tavolo libero incontriamo solo un paio di coppiette che parlano sottovoce. E’ tempo di fare la valigia. Il mattino dopo il taxista alle 4,58 ci raccoglie e un’ora e mezza dopo siamo in aeroporto. Il tempo di fare colazione, un’ultima birra ceca e chiamano il nostro volo. L’aperitivo, un buon souvignon, lo beviamo a Udine, dopo aver recuperato l’auto a Venezia, prima di dividerci e darci appuntamento all’ultima tappa della Coppa del Mondo a Falun in Svezia dal 19 al 23 marzo.

Sarebbe il massimo assistere ad una vittoria di Giorgio. Noi per incitarlo ce la metteremo ancora tutta.

 

 

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