Il Team Giorgio Di Centa alle ultime gare di Coppa del Mondo

Falun Svezia 19-23 marzo

 

Inizia prima dell’alba questa nuova avventura al Nord. Andiamo in Svezia a seguire Giorgio nelle ultime prove di Coppa del Mondo, un mini Tour de Ski che prevede una gara sprint a Stoccolma e a Falun un breve prologo di 3,3 km, una pursuit e la conclusiva gara ad inseguimento. L’aereo KLM destinazione Amsterdam si alza in volo da Venezia alle 6.20. Decidiamo di incontrarci tre ore prima (alle 3.20!). Dopo la distribuzione della nuova maglia dell’evento, partiamo. La compagnia dei Mondiali si è allargata a Tanja (Contessa) e conta i reduci dalla prima esperienza: Capo, Conte e Barbe Pauli. Fatte poche centinaia di metri  ci fermiamo nel negozio di alimentari Mansutti, sponsor della spedizione: vengono asportati generi di conforto che renderanno meno dura la nostra trasferta. Consegnata l’auto e sbrigate le formalità di imbarco, abbiamo il tempo di fare colazione e sistemare nelle valige la ‘spesa’. Saliamo sull’aereo che non risulta troppo affollato e dopo la partenza sorvoliamo la laguna veneta e Venezia. Anche se è un visione abituale per chi si alza in volo dall’aeroporto Marco Polo, è sempre un’emozione riconoscere il Canal Grande, Piazza San Marco, il ponte di Rialto come leggendo un’enorme ortofoto che scorre sotto di noi. Ad Amsterdam abbiamo poco tempo per cercare il nostro punto di imbarco. Quando lo individuiamo c’è già la fila, il Capo e il Conte ne approfittano per la prima birra della trasferta. Io e la Contessa ‘passiamo’. Arriviamo a Stoccolma in tarda mattinata dopo aver sorvolato in una bella giornata le spettacolari isole e fiordi svedesi meridionali. Questa volta la birra la prendiamo tutti. Arriviamo al recupero bagagli e troviamo le nostre valigie che silenziose ci attendono fuori dal nastro trasportatore in un corridoio deserto. Per la nostra destinazione ci vogliono due ore di treno che prendiamo direttamente all’aeroporto  fino a  Borlänge e poi ancora  meno di un’ora di  bus per Falun. L’aeroporto Arlanda di Stoccolma già anticipa le innovative linee architettoniche che si ritrovano nelle grandi città e che ben si armonizzano con le tipologie abitative tradizionali. Interessante è la capacità di creare angoli intimi e ampi spazi aperti ed il loro utilizzo non convenzionale: non sarei riuscito ad immaginare un corridoio-sala d’aspetto trasformata in ristorante a ridosso della biglietteria ferroviaria, il tutto nello stessa area. Il continuo movimento delle forme geometriche risulta molto gradevole.  Prendiamo il treno e dopo due ore di piatta pianura innevata punteggiata da piccoli agglomerati di case, siamo alla stazione delle autocorriere di Borlänge organizzata, per ridurre al minimo il disagio per i rigori invernali, come un miniaereoporto: un lungo corridoio vetrato con panchine per i passeggeri in attesa. Un quadro elettronico indica la località di destinazione, l’orario di partenza ed il numero di uscita. All’ora prevista alla banchina arriva il bus, si aprono le porte di quell’unica uscita e rapidamente i passeggeri salgono a bordo. Il bus fa retromarcia e si immette nel traffico veicolare. Arriviamo a Falun. La fermata è presso un grande centro commerciale a ridosso della parte storica della città. Solo una breve salita e ci appare  il nostro Hotel a 4 stelle (grazie ancora, Conte!). Entriamo e ci accoglie una tipica ambientazione svedese. Colori caldi, illuminazione studiata, mobili dal bel design accostati a poltrone e divani di tipo classico. Insomma un’Ikea di lusso! In attesa di andare a trovare Giorgio all’albergo della Nazionale facciamo un giro di ricognizione a piedi nel nostro quartiere che è principalmente formato da una via che corre lungo una specie di crinale, la Trotztgatan, mentre alla base corrono le due vie Asgatan, e Bergmästaregatan che ospita il nostro albergo. Tre vie animate da molti negozi e birrerie.  

Ci muoviamo a piedi anche per andare allo Stadio del fondo e lungo questo percorso è situato anche l’albergo di Giorgio. Lo incontriamo al ristorante, il Conte scommette che questa trasferta sarà la volta  buona e arriverà una vittoria in una prova di Coppa del Mondo. Il campione si schernisce, è molto più realista, l’indomani con il prologo la gara è breve, forse la giornata buona potrebbe essere il sabato con la pursuit ma abituato a correre sull’uomo conta piuttosto per la gara ad inseguimento. Peccato che la salute non lo assista come ai Mondiali in Repubblica Ceca. Viene al nostro tavolo anche Giancarlo (ZinZin) dopo la preparazione dei materiali. Non vogliamo rimanere troppo, scambiamo due battute ancora, salutiamo e rientriamo in città. Ci infiliamo in una birreria. Accanto a noi due signore bevono il loro drink. Tempo due minuti e sono già a conversare al nostro tavolo,forse rinfrancate dalla presenza della Contessa e dalle divise del Team che non è l’abbigliamento di chi vuole importunare due signore non più giovanissime.  Facciamo così conoscenza con Lini e Äsa che praticano lo sci di fondo e non sono mai state in Italia. Brindiamo insieme e sulla porta del Pub ci salutiamo dandoci appuntamento per sabato sulle piste. Riusciamo anche a conoscere il marito di una delle due (ci stiamo ancora chiedendo di quale) che passa a prendere le ‘ragazze’. Non le incontreremo più. Rientriamo in albergo. Il Conte chiude le comunicazioni e si mette a dormire. Il Capo, io e la Contessa cominciamo, come si fa sempre dopo qualche birra di troppo, a discutere dei massimi sistemi mentre mangiamo salame e formaggio.  

Il giorno dopo esco a far due passi con i Conti prima di recarci allo stadio. Le case sono tutte con ampie finestre per accogliere la massima luminosità. E sulla finestra, in quasi tutte le case, vi è una lampada da tavolo quasi a non voler interrompere la sorgente luminosa col calar della sera.

 Gli svedesi son bella gente. Abbiamo visto molti  giovani (in maggioranza femmine) vestiti in modo anche stravagante. Le teen-agers che si muovono in gruppo, fra loro appaiono spavalde, poi se le saluti con un ‘ciao’ ti sgranano gli occhi timorosi addosso e tirano dritto timidamente, in silenzio. Gli svedesi, in generale, mi sono apparsi estremamente educati, ma mi son fatto l’impressione che siano un po’ tristi: ridono poco. Negli ambienti pubblici c’è un silenzio rispettoso coperto solo dalla musica in sottofondo. I ragazzi fra loro ridono come tutti i loro coetanei di questo mondo ma quando diventano adulti perdono questa capacità ed assumono un’aria seria.

Il venerdì siamo allo stadio di Falun che con quello di Hollmenkollen in Norvegia e Lahti in Finlandia rappresenta uno dei tre templi delle discipline nordiche. Lo stadio è enorme. Doppie tribune con molte corsie per i concorrenti mentre la parte centrale è riservata alle partenze.  Le gare si svolgono nel primissimo pomeriggio. Prima della gara maschile si svolge il Prologo femminile. Siamo in Svezia, e il tifo è tiepidino, solo uno sventolar di bandierine…. Facciamo il tifo alle nostre ragazze e durante l’intervallo fra una gara e l’altra cerchiamo una birra. Ma qui le birre si devono consumare al chiuso del tendone. E’ vietato bere all’aperto. Questa notizia ci getta nello sconforto, avevamo già programmato uno spuntino sulla neve: avevamo comperato il pane, avevamo il prosciutto. Alla fine ce lo riporteremo in albergo. Senza birra ci è passata anche la fame. Dopo aver studiato il percorso ed esserci confrontati con i tecnici spagnoli, ci sistemiamo in pista dove possiamo vedere due volte gli atleti sull’unica rampa di questa corsa breve di 3.3 km. Sarà questo il nostro punto di osservazione anche per i due giorni seguenti. La gara maschile è avvincente ma, come aveva previsto, la gara di Giorgio è di contenimento: recupera alla fine delle posizioni e si piazzerà 14°. La delusione è contenuta, Giorgio ci aveva avvertiti che non aveva la condizione di Liberec ed aveva problemi respiratori.

Sabato mattina veniamo avvicinati dal padre di Therese Johaug che ricorda ancora il brindisi rivolto in inglese dal Capo all’indirizzo della figlia presente in un ristorante durante lo svolgimento dei Campionati Mondiali a Liberec. La ragazza norvegese, poco più di vent’anni, è un grande talento e finirà la gara femminile al secondo posto. Il papà è uno dei nostri: orgogliosissimo, stravede per Therese e festeggia a modo nostro. Per due giorni l’abbiamo visto sempre alticcio. In campo maschile sabato le cose migliorano, la gara pursuit è in linea con cambio tecnica e materiali a metà gara. Giorgio fa una gara nel gruppo di testa nella parte in classico e nello skating è sempre nelle prime 4 posizioni. Pensiamo di aver ben investito le 800 corone svedesi che abbiamo puntato al mattino su Giorgio vincente dato a 15 a 1 dai bookmakers svedesi. Negli ultimi chilometri lo vediamo però indietro mentre un gruppo di inseguitori guidati da Piller Cottrer rinviene sui primi. Finirà con Pietro al 4° e Giorgio all’11° posto. Più tardi nel suo albergo ci dirà di aver voluto impostare una gara all’attacco andando a caccia degli abbuoni negli sprint parziali. Peccato che le condizioni di salute siano peggiorate e si rammaricherà della scommessa fatta sul suo nome che equivale a 12 litri di birra. Ci raggiungono nel ristorante della Nazionale i tifosi della Svezia con cui abbiamo già fraternizzato il pomeriggio del giorno prima in un pub del centro. Sono di Göteborg, vestiti con i colori gialloblu svedesi, parrucche ed elmi vichinghi. Sono simpatici e clamorosamente sbronzi, ma sempre contenuti nelle loro espressioni. Solo Pelle mantiene sempre un sorriso solare. Ci diamo appuntamento per la sera al pub in centro dove li abbiamo conosciuti e che il sabato sera apre un’ampia parte del locale a discoteca.

Trascorriamo la serata in un affollatissimo locale dove circolano compagnie di ragazzi e ragazze assolutamente non integrate. Le ragazze sgomitano come i maschi per conquistare il bancone ed ordinare le birre e ballano con le bottiglie o i bicchieri in mano. Per fumare vanno all’esterno del locale senza passare dal guardaroba, e le vedi tranquille chiacchierare a schiena nuda con temperature sotto lo zero. Incontriamo anche i tecnici spagnoli di cui due sono carnici. Dopo che il Conte e il Capo si sono esibiti sul palco in balli scatenati con la fauna locale ed un’ultima birra con il gruppo di tifosi svedesi ormai allo stremo abbandoniamo la partita. Ormai c’è la gara della domenica che incombe.

Piantiamo il vessillo di Giorgio sul parterre del rettilineo finale dello stadio e familiarizzamo con il club di Therese Johaug, ci scambiamo foto e ci diamo appuntamento per la gara femminile che seguiremo insieme. Saliamo al solito nostro posto di osservazione sulla salita più impegnativa da cui si può, con una breve discesa, raggiungere un altro punto della pista. Rivedo alcune glorie del passato ora impegnate nella conduzione tecnica delle rispettive squadre nazionali: il norvegese Pål Gunnar  Mikkelsplass, lo svedese Gunde Svan, il tedesco Jochem Behle (quest’ultimo un po’ imbolsito) che hanno rappresentato negli anni ‘80 i vertici dello sci nordico a livello mondiale. La gara ad inseguimento dura 30 km a skating. Davanti lo svizzero Dario Cologna, dietro il francese Vittoz raggiunge il russo Legkov, con il quale farà gran parte della gara prima di ‘piantarlo’ sull’ultima salita e andare a conquistare il secondo posto. Dietro si lotta per il quarto posto dopo che gli inseguitori di Cologna hanno impostato la loro gara su alte frequenze. Giorgio recupera velocemente il gap iniziale e lo si vede condurre anche la testa del gruppo inseguitore. La gara nei suoi sviluppi finali ce lo mostra in difficoltà mentre Piller Cottrer, partito dietro, recupera il gruppo di Giorgio e concluderà 14° la gara conquistando la Coppa del Mondo di specialità sulle lunghe distanze. Giorgio, chiuderà il gruppo dei primi (16°) senza avere le motivazioni per cercare una volata che lo porti avanti in classifica. Lo ritroveremo dopo in pista, nel giro di defaticamenteo e ci confermerà come avesse finito ogni energia all’inizio dell’ultimo giro. In attesa della gara femminile entriamo nel tendone-ristorante: i componenti del Club di Therese si stringono consentendoci di mangiare seduti. Fuori nevica. Usciamo appena in tempo per veder partire la gara che seguiremo dal bordo della corsia di arrivo. Oltre che per le italiane i nostro tifo è rivolto proprio alla giovane e bionda Therese che concluderà, per la gioia dei suoi tifosi, al secondo posto per la seconda giornata consecutiva confermandosi il miglior talento della squadra femminile norvegese. Rientriamo in albergo. Non vogliamo partecipare alla festa finale organizzata nell’albergo della nazionale. La birra che beviamo in un pub non è all’altezza di quella del nostro albergo e nel deserto di Falun, rientriamo rifugiandoci nella hall giocando a carte e bevendo le ultime birre svedesi fin oltre le 2 del mattino. Due ore di sonno, alle 5 ci attende il taxi che ci porterà a Borlänge da dove riprenderemo la via del ritorno. Durante la notte è nevicato e alle luci dell’alba il paesaggio ha assunto ancor più i lividi colori invernali. Facciamo i biglietti automatici per il treno con una semplicità sconosciuta alle stazioni nostrane. Anche in treno vediamo scorrere la piatta pianura svedese. Raggiungiamo l’areoporto di Arlanda, c’è il tempo per acquistare alcuni souvenir, fare colazione e poi ci mettiamo in coda per il check-in. Saliamo a bordo dell’aereo. Il tempo si è guastato ulteriormente. Avvertiamo delle forti turbolenze che scuotono l’aereo. La discesa ad Amsterdam non è facile. Per chilometri voliamo a bassa quota, sotto la linea della nebbia. Alla fine atterriamo. Il Capo confessa 200 pulsazioni al minuto nel momento dell’atterraggio. Ma tutti i passeggeri erano ammutoliti. Siamo un po’ frastornati e ancor di più nel vedere che l’aereo è stato condotto, davvero con grande perizia, da una donna. Dopo tre ore, e alcune birre, saliamo sull’aeromobile che ci porterà a Venezia. Il tempo è da lupi. Rimaniamo lunghi minuti fermi sulla pista. Alla fine il comandante comunica che il volo è ai limiti della sicurezza e che se non viene dato il benestare al decollo entro cinque minuti saremo ricondotti all’aeroporto. Non so quale delle due soluzioni sia per noi più favorevole. Neanche il tempo di analizzare l’ultima comunicazione che viene dato l’ok alla partenza. Saliamo quasi in verticale ‘bucando’ la nebbia. Le ali dell’aereo non smettono di sbattere come quelle di un uccello in difficoltà. Gli assistenti di volo sono tesi, immaginarsi i passeggeri. Finalmente incontriamo il sole e il volo continua regolare fino a Venezia.

Mentre scrivo queste annotazioni, il buon Giorgio che sulla pista di Falun dichiarava deluso chiusa la stagione, ha il tempo, rientrato in Italia, di prendersi gli ultimi due titoli nazionali a disposizione sulle nevi di Slingia: quello in staffetta e quello nella 50 km a TC (e sono 18). Anche per noi, nella prossima stagione, siamo sicuri, le soddisfazioni non sono finite.

 

 

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